Quante volte dovrò perdonargli?

13 settembre 2026, 24° domenica del Tempo Ordinario

Dal vangelo secondo Matteo (18,21-35)
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse:
«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?
Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose:
«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».

Il Signore invita ancora una volta, tanto Pietro quanto noi, ad un totale rovesciamento di prospettiva.
Noi, con Pietro, ci riteniamo il soggetto attivo e magari protagonista del verbo «perdonare»: il perdono è affare mio, se decido lo offro e lo dono, se non riesco o non voglio sto tranquillo nel mio risentimento e odio.
Gesù, il vangelo, la Parola di Dio semplicemente ribaltano tutto.
Il criterio di Gesù, quei numeri così strani che Gesù affida a Pietro, il «settanta volte sette», non è misura umana, ma divina: per noi creature limitate e peccatrici è semplicemente troppo, è proprio impossibile.

San Paolo è molto chiaro nell’esprimerci questa totale novità, liberante e sconvolgente:
«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Corinzi 5,20).
C’è un soggetto che agisce, l’unico che realizza veramente il buono e il bello, anche quando si tratta di perdono: si parla del Dio di Gesù Cristo, dello Spirito Santo.
Le persone umane non aggiungono un bel nulla a quanto Cristo (Croce e Risurrezione, dono dello Spirito Santo) ha già compiuto. Noi possiamo solo accogliere o rifiutare, testimoniare o contro-testimoniare (cioè contraddire con la nostra vita, atteggiamenti, parole) il dono che viene da Dio.

Magari accogliessimo il messaggio che il perdono – quello cristiano, il perdono di Gesù proposto a tutti noi – è il regalo più bello.
È stupendo lasciarsi perdonare da Dio.
È semplicemente «divino» invocare la forza di perdonare l’altro: non rimanere schiavi del passato pieno di fatiche, cattiverie… ma lasciarci liberare da Dio.
Fa veramente bene. Prima di tutto, a ciascuno di noi!

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«Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre»

30 agosto 2026

La prima lettura e il vangelo di oggi ci descrivono il vero cuore di Dio e dei cristiani, il cuore autentico della Chiesa di Dio e del mondo intero: ogni creatura che si lascia conquistare dall’infinito Amore di Cristo Gesù.

Contempliamo e possiamo vivere in noi tre passaggi:
1. La persona che viene conquistata da un Amore inaspettato e infinito.
2. La paura, il terrore, l’angoscia provocati dalla percezione di non essere amati, di non sentirci amati e dunque incapaci di vero Amore.
3. Lo stupore impossibile da descrivere e che va al di là di ogni riferimento solo umano: «Dio mi ama in un modo così bello, buono, affascinante… tanto che mai mi sarei aspettato qualcosa di simile»

Il profeta Geremia ne ha fatto esperienza in modo molto intenso:
1. «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre»;
2. «Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!”».
3. «Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo».

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Papa Leone XIV a San Marino e Rimini

Visita Pastorale Di S.S. Leone Xiv Nella Repubblica Di San Marino, Al “Meeting Per L’amicizia Tra I Popoli” E A Rimini, 22 Agosto 2026


Visita Pastorale nella Repubblica di San Marino. Incontro con la Comunità ecclesiale

«Noi crediamo che il Vangelo è via di libertà per gli uomini e le donne di ogni tempo, e che in Gesù Cristo e nella sua Parola trovano senso e risposta definitiva le gioie, le ferite e le domande più profonde dell’umanità. Perciò siamo convinti che il dono più grande che possiamo fare ai fratelli e alle sorelle che il Signore mette sul nostro cammino è quello di aiutarli a incontrare Lui, il Dio fatto uomo, morto e risorto per noi, e in Lui trovare salvezza. In questa luce esercitiamo la carità in tutte le sue forme, senza risparmio, tenendo però sempre a cuore e ben presente il bene ultimo e integrale delle persone a cui offriamo il nostro sostegno».

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-repubblica-sanmarino-ecclesiale.html


Discorso ai partecipanti al Meeting (Grande Auditorium)

«Sinodalità non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo.
Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia.
Questo stile costituisce in quest’epoca travagliata un vero e proprio segno dei tempi.
Testimoniamo che ogni carisma è per l’utilità comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura può essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile.
Saprete farlo, cari amici, sulla scia del vostro fondatore, coltivando l’unità tra voi, con coloro che sono chiamati a guidare il Movimento, con la Sede Apostolica che vi ha riconosciuto e con il Successore di Pietro.
Lo Spirito Santo ci educhi alla pratica della comunione.
Ce ne doni il gusto, la stima, la speranza.
Continui a guidarci, cari fratelli e sorelle, quell’Amore “che move il sole e l’altre stelle”
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, versetto 145 – conclusione del Paradiso e dell’intera Divina Commedia)».

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260822-visita-meeting-rimini.html#Discorso

«Ma voi, chi dite che io sia?»

23 agosto 2026

+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli:
«La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».
Risposero:
«Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro:
«Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro:
«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse:
«Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.




In alcuni libri di commento al vangelo di Matteo, questo intero brano viene denominato «Il primato di Pietro», cioè sarebbe la descrizione del modo in cui Pietro è stato scelto come «il primo» tra tutti gli apostoli.
Ma si tratta della grandezza di una persona umana oppure dello Spirito Santo che ha agito in lui e gli ha permesso una tale precisa professione di fede, vocazione e missione?
Gesù proclama «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa».
Gesù dona.
Pietro riceve.
Pietro, adesso, anche attraverso le incertezze o le irruenze del suo carattere, non è più solo «Pietro»: è una persona umana guardata, amata immensamente da Dio. Per questo, in lui può traboccare la Grazia di Dio, attraverso una missione, un ministero, un incarico nella Chiesa di Dio.

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La festa dell’Assunta è un giorno di gioia. Dio ha vinto. L’amore ha vinto. Ha vinto la vita. Si è mostrato che l’amore è più forte della morte

Papa Benedetto XVI, Omelia per la Santa Messa nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, 15 agosto 2005


Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari Fratelli e Sorelle,

innanzi tutto, un cordiale saluto a voi tutti. Per me è una grande gioia celebrare la Messa nel giorno dell’Assunta in questa bella chiesa parrocchiale. Saluti al Cardinale Sodano, al Vescovo di Albano, a tutti i sacerdoti, al Sindaco, a tutti voi. Grazie per la vostra presenza. La festa dell’Assunta è un giorno di gioia. Dio ha vinto. L’amore ha vinto. Ha vinto la vita. Si è mostrato che l’amore è più forte della morte. Che Dio ha la vera forza e la sua forza è bontà e amore.

Maria è assunta in cielo in corpo e anima: anche per il corpo c’è posto in Dio. Il cielo non è più per noi una sfera molto lontana e sconosciuta. Nel cielo abbiamo una madre. E la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio, è la nostra Madre. Egli stesso lo ha detto. Ne ha fatto la nostra Madre, quando ha detto al discepolo e a tutti noi: “Ecco la tua Madre!” Nel cielo abbiamo una Madre. Il cielo è aperto, il cielo ha un cuore.

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Un vescovo contro Hitler: il vescovo – poi cardinale – von Galen e Papa Pio XII

«Non è possibile essere cristiani e tedeschi insieme» (Hitler)

«Ai membri del partito hitleriano non è permesso prendere parte in gruppo a funerali o altre simili funzioni cattoliche e finché un cattolico rimane iscritto al partito hitleriano non può essere ammesso ai sacramenti» (Arcidiocesi di Magonza, 1930)

Hitler è «un pazzo imbianchino» (Cardinale George William Mundelein)

«Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente, ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio. […] Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. […]Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanesimo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale, rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza; un simile uomo non può pretendere di essere annoverato fra i veri credenti» (Pio XI, Lettera Enciclica Mit brennender SorgeCon lacerante preoccupazione, 14 marzo 1937)

«Essi (I cospiratori nazisti) hanno dichiarato il loro obiettivo di eliminare le chiese cristiane in Germania ed hanno perciò cercato di sostituirle con le istituzioni e le credenze naziste; in ordine di ciò hanno perseguito un programma di persecuzione di sacerdoti, chierici e membri di ordini monastici che essi ritenevano opporsi ai loro intenti, ed hanno confiscato le proprietà della chiesa» (Uno dei capi d’accusa durante il Processo di Norimberga)

«Essendo amante della libertà, quando avvenne la rivoluzione in Germania, guardai con fiducia alle università… Ma le università vennero zittite.
Allora guardai ai grandi editori dei quotidiani… Ma anche loro vennero ridotti al silenzio, soffocati nell’arco di poche settimane.
Solo la Chiesa rimase ferma in piedi a sbarrare la strada alle campagne di Hitler per sopprimere la verità. Prima io non ho mai provato nessun interesse particolare per la Chiesa, ma ora provo nei suoi confronti grande affetto e ammirazione, perché la Chiesa da sola ha avuto il coraggio e l’ostinazione per sostenere la verità intellettuale e la libertà morale» (Albert Einstein, Intervista a Time Magazine, 23/12/1940, p. 40)

Papa Francesco (4 marzo 2019): ho potuto “annunciare la mia decisione di aprire alla consultazione dei ricercatori la documentazione archivistica attinente al Pontificato di Pio XII, sino alla sua morte, avvenuta a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958″
(https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/march/documents/papa-francesco_20190304_archivio-segretovaticano.html, consultato il 15 agosto 2026).

«Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri»

16 agosto 2026

Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».
E da quell’istante sua figlia fu guarita.


In questo brano di Vangelo, se ci mettiamo in ascolto delle dinamiche, delle modalità di relazioni tra persone, ci possiamo stupire parecchio o anche trovarci molto in difficoltà.
In modo particolare, ci immergiamo nel contesto culturale e religioso in cui sono vissuti Gesù e i suoi discepoli (quello stesso contesto che Gesù Cristo ha scardinato, attraverso la sua vita e la sua morte per Amore infinito).
Una persona grida a Gesù. Gesù è un Maestro, anche con un gruppo di discepoli che lo circondano. Quindi, emergono almeno 3 problemi:
– una persona qualunque grida rivolgendosi ad un Maestro (non ne riconosce l’autorità!);
– qui si tratta di una donna (in quel contesto, non ha dignità, la sua testimonianza non ha valore, se suo marito la tradisce non può far nulla – è solo l’uomo maschio che può rifiutare e ripudiare la moglie, poi spesso lapidata);
– è anche una straniera. Secondo l’interpretazione ebraica anche attuale, solo ed esclusivamente i figli di Abramo (chi appartiene al popolo ebraico) possono godere delle divine benedizioni.

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Il saluto al salesiano don Albino Ronco: una vita spesa nella ricerca, l’educazione e l’accompagnamento


Roma, 6 agosto 2026

È stato Don Fabio Attard, Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, a celebrare, nel pomeriggio di mercoledì 5 agosto 2026, i funerali di don Albino Emilio Ronco, docente emerito dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), formatore di generazione di salesiani e giovani, nonché figura di spicco della ricerca psicologica e della digitalizzazione dell’UPS. Don Ronco era venuto a mancare il giorno precedente presso l’infermeria dell’UPS, alla veneranda età di 98 anni, con 80 anni di vita consacrata salesiana e 69 anni di ministero presbiterale.

Durante l’anno accademico 1994-1995, anch’io ho avuto la fortuna di frequentare i corsi di Introduzione alla psicologia 1 e 2: il docente era don Ronco.
Dal 2012 al 2014 è stato Vicario della Comunità a cui appartenevo ed è stato mio confesore.
Lo ricordo con gioia e grande riconoscenza.

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«Signore, salvami!»

9 agosto 2026

Chi di noi può dire di non aver attraversato una vera tempesta interiore, un temporale che ci sconvolge dentro e fuori?
Un grande filosofo del secolo scorso definiva ogni persona umana un essere per la morte.
In un impeto di sincerità, potremmo ammettere anche noi di possedere totale certezza esclusivamente a riguardo di due avvenimenti della nostra esistenza: la già avvenuta nascita e la morte.
Per questo ci aggrappiamo in mille maniere a persone, cose, possedimenti, ricchezze di tutti i tipi: perché abbiamo paura. Sotto sotto, viviamo nel terrore più nero.
Nella concretezza, questo significa cercare di catturare la vita invece di accoglierla, alzare la voce invece di ascoltare, imporre le nostre idee sperando che durino di più e ci facciano durare di più, scappare invece di affrontare i problemi (come stava facendo il buon profeta Elia), usare la seduzione invece di essere autentici e realisti (ammettendo anche i propri limiti)

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