Dalla grande tribolazione, alla gioia immensa

Madonna con Bambino in trono, angeli e quattro santi (dipinto) di Beato Angelico, Lorenzo di Credi (sec. XV, sec. XVI). Particolare della predella.

1° novembre 2026, Solennità di tutti i santi

La solennità di oggi, che ci offre la gioia di festeggiare assieme tutti i santi, può essere banalizzata, oppure vissuta «in spirito e verità» (Vedi Giovanni 4,24).
Anche limitarsi a dire che oggi è un bel giorno perché festeggiamo tutti l’onomastico è troppo poco, non ci permette di accogliere l’autentica luce di Dio.
Pregando e meditando cristianamente a riguardo della santità, bisogna prima di tutto ricordarci che c’è un’unica santità: Uno solo è il Santo, Dio Padre buono. Al riguardo, l’intera Parola di Dio è chiarissima.
Dunque, la santità degli umani consiste esclusivamente nell’accogliere liberamente in noi la santità di Dio.
Il santo non è colui che ha vissuto esperienze del tutto speciali, straordinarie, oppure ha semplicemente fatto tanto di buono, ha aiutato tanto. Infatti, in tutte queste azioni potrebbe esserci sia tanto orgoglio e superbia, oppure santità autentica.
Il santo non dice «Do la mia vita per i giovani, per chi è in difficoltà e soffre, per i migranti eccetera». Nell’esistenza, nel cuore del santo rimane piantata forte l’unica vera motivazione cristiana: «Amo Dio e l’umanità perché – pur essendo io molto limitato e peccatore – Dio stesso mi ha amato infinitamente, ha dato la vita per me e per ogni uomo».
Il santo, ognuno a suo modo, percepisce la bellezza, la necessità e la possibilità di lasciar risuonare in lui i due grandi Doni, i Misteri luminosi del cristianesimo: Incarnazione e Mistero Pasquale.
Nel Mistero Pasquale sono compresi il tradimento, il dono totale di sé nell’Eucaristia, la preghiera dolcissima e angosciata del Getsemani (l’angelo che conforta e il sudare sangue; vedi Luca 22,43-44), l’agonia e la morte in Croce («Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato»; vedi Matteo 27,46), la Risurrezione, il dono dello Spirito Santo e delle vita della Chiesa.
Non è un fatto casuale o secondario la testimonianza di tutti i santi, raccontata in termini di «Notte oscura o di deserto»: invece, è segno di partecipazione all’Amore Crocifisso di Dio in Cristo.
Con i santi, non fermiamoci alla superficie esterna. Lasciandoci conquistare dalla loro esperienza di Dio, potremo imparare anche noi ad essere conquistati nell’Amore, da parte di Dio stesso.
Tra tutti i santi, Maria Santissima occupa un posto speciale, unico: Lei sola è veramente «piena di grazia», è proprio tutta di Dio, in lei il peccato non ha avuto assolutamente spazio.
Per gli altri santi non è così. Leggendo le loro vite, possiamo imparare a cogliere le loro fatiche, ferite, limiti, anche il peccato. Ma non basta: il santo non si arrabbia nemmeno contro il proprio peccato, non si gonfia il petto orgogliosamente fingendo di averlo vinto, non si lascia distruggere dal fallimento (depressione) di dover ricominciare ogni giorno. Per il santo, addirittura il peccato diventa l’occasione per gridare «Aiuto!» a Dio: in questa invocazione, esattamente a partire da questa richiesta «Ti prego, Signore, aiutami!!!» comincia a sgorgare la vera preghiera.
Prima di questo non si è cristiani, tantomeno santi.
Pregare i santi – in particolare Maria Santissima – significa imparare a guardare con gli occhi stessi di Dio la nostra esistenza, le persone che amiamo, chi soffre, chi gioisce, il mondo intero. Qui troviamo la vera libertà, perché non siamo più schiavi delle nostre paure, o della cattiveria dentro e fuori di noi.

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Lo seguirei ovunque, anche all’inferno.  «Fa’ che mio figlio ci sia. Fa’ che mio figlio non ci sia»

© Corriere della Sera

18 ottobre 2026

Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».


Gesù ama, ha amato da sempre e amerà per sempre tutti, ciascuno, buoni e cattivi.
Gesù propone a tutti il suo Amore infinito.

Infatti, il buon Dio ci ha desiderati, voluti e creati come suoi figli amati.
Il fatto che noi continuiamo ad essere figli molto ribelli non gli fa cambiare idea.
Dio Padre, lo Spirito Santo, Gesù stesso ci conoscono meglio di noi stessi: arrivano a comprendere la nostra fragilità, i limiti, addirittura la possibilità che ci lasciamo travolgere dal peccato.

«Ti amerò solo quando supererai questo difetto, quando diventerai bravo»: questa frase non viene da Dio, ma dal nostro orgoglio e perfezionismo (che sono malattie dell’anima).

«Ti amo adesso, proprio così come sei, con i tuoi desideri di bellezza e le tue paure».
Solo questa è l’ottica di Dio. Egli ci propone il suo Amore come unica medicina per le nostre angosce.
San Bernardo di Chiaravalle l’aveva capita lunga, quando affermava:
«Dio non ci ama perché siamo buoni e belli,
ma ci rende buoni e belli perché ci ama»

Anni fa avevo letto l’intuizione di un vero cristiano, il quale pregava i santi e gli angeli del nostro tempo mentre con una mano meditavano sulla Bibbia, ma con l’altra mano presentavano a Dio tutte le notizie che stavano leggendo in vari giornali quotidiani.
Oggi, piuttosto che aggiungere centinaia di dispositivi elettronici, penso a questi santi “quotidiani” (le mamme che finiscono di stirare dopo mezzanotte e i papà che perdono completamente il sonno preoccupati per i figli, eccetera) in continuo contatto con Dio – in aggiornamento 24 ore su 24, 7 giorni su 7 – affidando, presentando con energia la vita di tutti quelli che soffrono. Arrivano anche a pensare necessario scuotere l’attenzione del buon Dio (Gesù sa già tutto, ma noi abbiamo bisogno di raccontare e ascoltare). In realtà, si tratta di una vecchia storia:
«Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte»

(Salmo 80,15-16).

Ci sono invece persone che, per mille motivi spesso inconsistenti, si abituano, finiscono per ritenere scontato approfittare con cattiveria dell’Amore ricevuto.
La malizia diventa il filo conduttore di una vita.
A volte fingono, davanti a se stessi e agli altri, di essere più efficienti solo perché in realtà prepotenti.
Peggio: pretendono da figli e figlie di imparare prestissimo che tutto si può comprare: «Con un po’ di soldi – oliati bene – arrivi dappertutto». Dicendo tutto, si intende proprio tutto, compreso la dignità, l’amore, la libertà e la felicità.

Arrivo ad elargire un’abbondante donazione benefica per apparire generoso, magari mi applaudiranno anche.
Ma rimango marcio dentro. E da queste sabbie mobili della cattiveria non ho alcuna intenzione di uscire, ci sguazzo proprio bene.

Queste persone non conoscono il verbo costruire. Bisogna fuggire la lontanissima eventualità di sacrificarsi per qualcuno o qualcosa di buono.
In qualche modo, assomigliano ai centometristi, muscoli e nervi ai blocchi di partenza: la tragedia è vederli scattare a tutta forza solo per aggredire o azzannare.

Poi, nell’estrema semplicità, umiltà, silenzio, ci sono persone molto diverse.

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Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Domenica 11 ottobre 2026

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


Un vangelo particolarmente drammatico e intenso.

Al centro, l’Amore personale di Dio rivolto a ciascuno di noi, come un invito alla piena felicità (Dio in noi).

Un brano che ci parla delle Nozze: un tempo, spazio, luogo di Amore.
Ripeto: Dio che ci invita alla Festa di Nozze con Lui.


Leggendo, meditando, pregando questo vangelo, troviamo due atteggiamenti assolutamente contrastanti.

Da una parte una proposta nuziale, che parla di buona relazione e amicizia: finisce per allargarsi a buoni e cattivi. Qui c’è la mano di Dio, Padre di Gesù Cristo.

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La libertà apparente. La vera Libertà

Domenica 4 ottobre 2026

+ Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».


«Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna».
Così la prima lettura.
Si parla di Amore. Anzi, di Amore oltre ogni misura e senza alcuna condizione.
Per riferirsi esattamente a questa «misericordia», questa profondissima «compassione», la lingua ebraica usa il termine «rachamìm»: le viscere materne, il grembo in cui ha inizio ogni vita.
La misericordia evoca il mondo degli affetti originari, l’amore viscerale che unisce il generato a chi gli ha dato la vita (la mamma e il papà), quell’amore che per sua natura è gratuito e non condizionato dalla reciprocità, mosso unicamente dalla volontà di bene per l’altro: in questo senso San Bernardo può dire che «Dio non ci ama perché siamo buoni e belli, ma ci rende buoni e belli perché ci ama».
Le vere mamme e papà amano perché amano.
Amano perché è straordinariamente bello amare.
Sia il bimbo piccolo piccolo, sia l’adolescente più o meno – a suo modo – ribelle, quanto il figlio o figlia adulta che possono risultare così difficile da comprendere.
Ma non basta: cerchiamo la verità più profonda e ripetiamocelo. Se siamo apparsi sulla faccia della Terra non è solo in forza dell’amore (in quanto umano, sempre e comunque vacillante) tra papà e mamma.
La condizione stessa del nostro concepimento in grembo a mamma è il fatto che Dio stesso si sia detto qualcosa di simile: «Ho pensato questa persona (il concreto Antonio, Giulia, Beatrice… ognuno), proprio lei mi è proprio piaciuta tanto tanto, quindi la creo in un batter d’occhio!».
Ancora: fin dall’inizio e per sempre, Dio ci ama «sino alla fine», sino al dono totale di sé.
Dio ci ha creato «semplicemente» allo scopo di metterci nella condizione di vivere e proporci (Dio non conosce il verbo «obbligare») la felicità autentica e duratura, proprio quella che desideriamo nel profondo più profondo del nostro cuore, quell’«ossigeno» senza il quale la nostra esistenza perde ogni significato.
Le straordinarie proposte di «Amore divino proposto all’umanità» e di «Libertà divina sempre proposta» sono – appunto – dei doni. Torniamo bambini, di fronte ai regali: possiamo sorridere, gioire, cantare, esultare per ciascuno dei pacchi davanti a noi. Gioia vera.

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«Tornerei a dirGli sì»

Domenica 27 settembre 2026



Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».


Nella nostra vita si possono verificare molti cambiamenti, soprattutto a livello interiore.

Semplificando troppo, qualcuno sembra nascere ribelle, come “il Signor No”: non serve nemmeno concludere la domanda o la proposta, avrà subito pronunciato un “no” deciso.
Ma c’è anche chi successivamente accoglie, di cuore, la proposta della conversione a Dio e al vero Amore verso i fratelli.

Altri, già a livello caratteriale, sono portati ad acconsentire alle proposte: per abitudine, comodità… scatto sull’attenti e pronuncio subito il mio «Sì, signore». L’apparenza della mia persona è quasi perfetta, rispettabile, addirittura cristiana.
Ma, dentro di me, vivo nutrendomi solo di odio, invidie, gelosie, pettegolezzi, cattiverie di ogni tipo.


Risuonano due brani biblici:

1. «Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto… Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!»
(San Paolo ai Romani, 7,15-25)

2. «Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: ‘O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo’.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore’. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”».
(Luca 18,9-14)

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«Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò»

25° domenica del tempo ordinario, 20 settembre 2026


«Pietro e Giovanni replicarono: Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato»
(Atti degli Apostoli 4,20)


Santa Madre Teresa di Calcutta
Qui di seguito riproponiamo una parte del testo: il suo discorso tenuto a Oslo, l’11 dicembre 1979, in occasione del conferimento del Nobel per la Pace.
Fonte: https://www.donboscoland.it/it/page/madre-teresa-e-il-suo-discorso-per-il-nobel
Video: https://youtu.be/6_B_BbPwTrI

[…]

Stiamo parlando di pace.
Queste sono cose che distruggono la pace, ma io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa.
E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”.
Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio.
E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò“.
E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’aborto.
E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti.
Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto.
I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro?
Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre.
E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi.
Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla.
Per questo faccio appello in India, faccio appello ovunque.
Restituiteci i bambini, quest’anno è l’anno dei bambini.
Che abbiamo fatto per i bambini?
All’inizio dell’anno ho detto, ovunque abbia parlato ho detto: «Quest’anno facciamo che ogni singolo bambino, nato o non nato, sia desiderato».
E oggi è la fine dell’anno, abbiamo reso ogni bambino desiderato?
Vi darò qualcosa di impressionante.
Stiamo combattendo l’aborto con le adozioni, abbiamo salvato migliaia di vite, abbiamo inviato messaggi a tutte le cliniche, gli ospedali, le stazioni di polizia: «Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi».
Così ad ogni ora del giorno e della notte c’è sempre qualcuno, abbiamo parecchie ragazze madri.
Dite loro di venire: «Noi ci prenderemo cura di voi, prenderemo il vostro bambino, e troveremo una casa per il bambino».
E abbiamo un’enorme domanda da parte di famiglie senza bambini, per noi questa è una grazia di Dio.

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